Sono docente di un istituto superiore dove, nel mese di novembre, sono state approvate all’unanimità tutte le attività aggiuntive previste dal POF. In seguito alle agitazioni sindacali di questi giorni, un collegio docenti straordinario, presieduto dal dirigente, ha deliberato il blocco di tutte le attività aggiuntive, come forma di protesta contro i tagli alla scuola, il decreto ex-Aprea ed il silenzio del Governo sugli scatti di anzianità. La votazione è stata di 52 favorevoli, 33 contrari, 7 astenuti. I docenti dell’istituto sono 109. Non concordo con la forma di protesta adottata perché, a mio avviso, il collegio docenti non è la sede in cui deliberare una protesta sindacale, che deve essere volontaria e personale, e non imposta e coercitiva.

6 Dicembre 2017
Redazione UIL Scuola

Le attività aggiuntive (art. 30 del CCNL) costituiscono una opportunità che hanno i singoli docenti di prestare la loro opera oltre l’orario obbligatorio di lavoro, ricevendo uno specifico compenso –orario o forfettario- in aggiunta allo stipendio fisso mensile. Si tratta dunque di un diritto individuale (come lo sciopero) che non può essere messo in discussione da un organo collegiale che decide a maggioranza se sospenderlo, vietarlo o renderlo obbligatorio. Il collegio dei docenti ha competenze esclusive in campo didattico; può certamente discutere ed esprimere valutazioni, pareri ed auspici anche su altre materie, ma non può decidere su questioni che attengono la libertà dei singoli lavoratori. In conclusione: la decisione del collegio non impegna in alcun modo i dipendenti dell’istituto che decidono autonomamente e singolarmente se aderire o meno alle iniziative di protesta sindacale.